La foto qui a lato testimonia la protesta che, mercoledì, è stata inscenata davanti a Palazzo Nuovo (sede dell'Università degli Studi Umanistici di Torino) da parte di un gruppetto di studenti ed esponenti dei centri sociali. Io ero lì, mercoledì mattina, mentre questi idioti agitavano i loro fumogeni e le loro bandiere palestinesi, indossando la kefiah dei guerriglieri!... mentre universitari e studenti del vicino liceo Gioberti davano loro manforte, al fianco degli esponenti di Free Palestine, il movimento che ha promosso l'iniziativa di boicottaggio della Fiera del Libro di Torino.
Fiera del Libro che si è macchiata di un imperdonabile delitto: invitare lo Stato di Israele in concomitanza con l'anniversario dei 60 anni della sua fondazione. Quando è palese (salvo per chi strumentalizzi ogni cosa) che l'invitare uno Stato straniero, ad ogni rassegna, è una prassi consolidata, oltre che invito al dialogo con tutti i Paesi del mondo... e quando è altrettanto palese che Torino è da sempre città-simbolo dell'ebraismo italiano, culla delle maggiori personalità nel panorama culturale ebraico del nostro Paese (da Primo Levi a Gad Lerner)... quando, infine, è palese (ma sempre salvo per chi strumentalizzi la cosa!) che gli eventi culturali e la politica internazionale sono due cose distinte. Boicottare la cultura e lo scambio pacifico tra diverse culture è a dir poco aberrante...
Io ho vissuto Palazzo Nuovo, in questi ultimi tempi. Io ho visto gli striscioni, gli slogan, i banchetti, i poster, le fotografie... Per quanto gli organizzatori del boicottaggio continuino a dire che l'operazione non sia da ascrivere in un pensiero antisemita, ma puramente politico, il messaggio era: «BOICOTTA LA FIERA DEL LIBRO - BOICOTTA ISRAELE», e se questo non è un messaggio antisemita, allora non so cosa sia!
Durante il corteo del 1° maggio, sempre a Torino, tre manifestanti (anch'essi bardati di kefiah) bruciarono in piazza San Carlo bandiere di Israele e degli Stati Uniti, venendo poi denunciati per vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche. I tre, tra i 25 e i 30 anni, potevano benissimo essere ex-universitari...
Il pensiero che mi viene spontaneo alla mente è uno: ma questi giovani non imparano niente, dalla Storia!? Si fanno condurre a destra e a sinistra dalle ideologie del momento (quasi sempre di stampo marxista, quando ormai è chiaro che le previsioni di Marx si sono rivelate sballate!); intraprendono battaglie giuste per i motivi sbagliati; pretendono di cancellare un torto con un altro torto, di affermare che la LORO violenza sia legittima, a differenza di altre...
Sono d'accordo nell'affermare, ingenuamente, che lo Stato di Israele non dovrebbe esistere, là dove ora esiste, perchè in quel luogo ci viveva altra gente, da molto tempo. Sono d'accordo nell'affermare che la Palestina abbia diritto alla propria terra, della quale è stata derubata, e che sessant'anni fa venne fatto un errore le cui ripercussioni vengono sentite tutt'ora...
...ma non posso essere concorde con le modalità di protesta. Innanzitutto, il boicottaggio promosso da Free Palestine viene compiuto da ragazzini (lo so, sono universitari, ma la loro età anagrafica non pare coincidere con quella cerebrale) che non lottano per costruire qualcosa, ma per distruggere. L'ideale sarebbe la promozione di un dialogo tra Palestina e Israele, il tentativo di cercare dei punti in comune... e invece questi "signorini" sembrano avere come unico obiettivo quello di "boicottare Israele", travestendosi da uomini d'arme palestinesi e trasmettendo (volutamente o meno) un messaggio di violenza intollerabile in qualsiasi contesto...
Parlando di contesto, boicottare la Fiera del Libro non solo è controproducente (si ostacola un eventuale dialogo, svilendo la metafora di comunione con le altre culture e attaccando ciecamente un evento che, di fatto, non ha nessuna influenza sulla politica estera), ma anche stupido e cieco, così com'erano stupide e cieche le manifestazioni di piazza contro la cultura durante il Nazismo e il Fascismo...
...e, intanto, Israele è là. Da 60 anni. In 60 anni, un popolo si è insediato e ha imparato a chiamare "casa" la terra in cui vive. Se è vero che la Palestina ha subìto un grave torto, non lo subìrebbe anche Israele, ora, vedendosi cacciare da dove sta? Non porterebbe ad un ulteriore inasprimento della situazione? Sarebbe veramente una soluzione accettabile?
Non sarebbe meglio, forse, lavorare attivamente sul dialogo, invece che sulla rivendicazione armata? Non sarebbe meglio smetterla di "tagliare col coltello" vittime e carnefici, considerando che dopo 60 anni, nella zona di guerra, Israeliani e Palestinesi sono ormai entrambi vittime? Non sarebbe meglio, considerato questo, lavorare attivamente per entrambe le fazioni, creando un terreno comune sul quale incontrarsi, invece di promuovere (anche con questi inutili boicottaggi) le divisioni tra i popoli, come continua ad avvenire con la diatriba tra boicottare o meno i Giochi Olimpici in Cina?
E' fondamentale che anche i Palestinesi abbiano voce in capitolo. Da Paese il quale, mediante il Fascismo, si è macchiato in una certa qual misura del crimine della Shoah, siamo abituati a considerare sempre e solo la "campana" ebraica, dimenticandoci del resto. Ma questo non deve portarci ad estremizzare, avallando la violenza... E' giunto il momento di dar voce a tutti e di dialogare per un futuro migliore...
...soprattutto appoggiandoci a manifestazioni come la Fiera del Libro e i Giochi Olimpici, che non sono affatto esaltazioni delle ingiustizie contro i popoli oppressi, ma occasione per aprire un dialogo internazionale costruttivo.
Ieri, 25 aprile, si è tenuto nelle piazze di tutta Italia il V2 Day (Vaffanculo Day 2, per i profani), volto a raccogliere firme per 3 referendum concernenti il mondo dell'informazione:
1) abolizione dell'ordine dei giornalisti;
2) cancellazione del finanziamento pubblico di 1 miliardo di euro all'anno all'editoria;
3) abolizione della legge Gasparri e del duopolio Partiti-Mediaset...
Io ieri, a Torino, non c'ero. Me ne dolgo assai (oltretutto, vivendoci!), ma problemi di lavoro mi hanno costretto a tornare nel mio vecchio paesino. Ciò nonostante, ho seguito in diretta tv (tramite EcoTv) tutta la manifestazione e il don Chisciotte nazionale sono sicuro non se la prenderà! ^^
Per coloro che non c'erano, o che non visitano il blog di Grillo, o che ancora si basano su ciò che passano le tv e i giornali, ecco un estratto del discorso di Beppe, che chiarifica i tre punti succitati:
«Oggi è il 25 aprile 2008. La festa della Liberazione. I nostri padri, i nostri nonni non hanno finito il lavoro. Non per colpa loro. Se noi avessimo il loro cuore e il loro coraggio non saremmo finiti così. I partigiani hanno liberato l’Italia dal nazifascismo per ritrovarsi con l’occupazione americana. L’Italia non è nella Nato, è la Nato che è nell’Italia. Ad Aviano e a Ghedi Torre ci sono novanta testate nucleari. In Europa dopo il crollo del muro di Berlino le hanno ridotte, eliminate, cancellate. In Italia sono aumentate. Siamo un bersaglio in caso di guerra atomica. L’articolo 11 della Costituzione dice che: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E allora cosa ci fanno 113 basi logistiche degli Stati Uniti sul nostro territorio? 113 tra depositi di armi, basi navali, basi di telecomunicazioni, basi aeree, gruppi logistici per l’attivazione di bombe nucleari, basi di sommergibili, basi missilistiche, poligoni di tiro, forze aeree tattiche. Solo due regioni non sono occupate: la Val d’Aosta e l’Abruzzo perché i militari americani non capivano la lingua. Siamo un Paese a sovranità limitata. Ma non lo sa nessuno.
L’otto settembre un milione e mezzo di persone ha chiesto, ha gridato di ripulire la cloaca del Parlamento... 350.000 firme al Senato in un risciò, nelle mani di Franco Marini. Forse sono in cantina, forse le hanno buttate nella raccolta differenziata. Nessuna risposta dal Potere. Fassino e la moglie Serafini sono stati eletti per la quinta e la sesta volta. Sono la coppia più parlamentare del mondo. Faranno le nozze di diamante in Parlamento. A fine carriera ci saranno costati 12 milioni di euro. Mieli, Vespa, Scalari, Panebianco scrivono di modernità di semplificazione del quadro politico. Ma cosa cazzo dicono! I condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio sono diventati 70. Testa d’Asfalto ne ha 45 e Topo Gigio ne ha 13. Voi non li avete votati. Non potevate. Non eravate informati. Questa gente non la mettereste neppure a gestire un condominio. Avete fatto una croce, come delle bestie. Senza poter scegliere un candidato. Non siamo più in una democrazia. Le elezioni erano incostituzionali. Morfeo Napolitano doveva PRIMA fare il referendum chiesto dai cittadini sulla nuova legge elettorale e POI sciogliere le Camere. Il presidente della Repubblica deve rispondere al popolo italiano, non ai partiti. Ha avuto paura dei fucili di latta di Bossi e dei gazebo dello psiconano.
I condannati in via definitiva sono diminuiti da 24 a 16. Dodici sono del Popolo della libertà condizionata, il primo partito di recupero italiano. I condannati sono diminuiti solo perché sono spariti alcuni partiti. No Partiti, no condannati. I condannati in primo e secondo grado sono comunque aumentati. Li mettono in Parlamento per non farli finire in galera grazie all’immunità parlamentare come Cuffaro, il più amato da Azzurra Caltagirone, condannato a 5 anni per favoreggiamento aggravato di alcuni mafiosi. Non basterebbe il pomeriggio per leggere tutti e settanta i nomi con i reati. Dirò solo quelli dei meno furbi, che si sono fatti condannare. Devo però fare prima un distinguo per il nostro prossimo Ministro degli Interni Roberto Maroni che è stato condannato a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Maroni è stato condannato per aver tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Sarà il primo ministro degli Interni con la museruola.
Chi non sa non può decidere, non può scegliere. Vive nelle tenebre, nell’oscurità. L’otto settembre l’informazione, che aveva del tutto ignorato il V day, è stata la prima ad attaccarlo. Il potere ha capito che il gioco gli veniva sottratto dalle mani. Il cittadino informato non è controllabile dal potere. E il potere vive grazie al controllo dei media. Le banche, la Confindustria, Mediaset e i Partiti usano le televisioni e i giornali per fare propaganda, assumono i direttori dei giornali come fossero addetti dell’ufficio stampa. I politici senza gli studi televisivi ritornerebbero al nulla dal quale provengono.
L’informazione malata è il virus e i cittadini liberi sono la cura. La Rete è la cura. La libera informazione è la cura. Ci sono quasi 500 piazze in cui si raccolgono le firme in Italia, più di quattrocento città in tutto il Paese da Aosta a Palermo, quaranta città all’estero tra cui New York, Amsterdam, Londra sono collegate. Dobbiamo raccogliere le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione, dai suoi padroni e dai suoi servi. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo.
Il primo referendum. L’abolizione dell’ordine dei giornalisti creato da Mussolini nel 1925 per controllare la stampa.L’informazione deve essere libera. L’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. L’accesso alla professione di giornalista deve essere libero da vincoli burocratici e corporativi.
Luigi Einaudi : “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Mario Berlinguer, il padre di Enrico: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria. Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta.
Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee. L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse. L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4. La Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha detto che la misura non è urgente. Chi paga? Lei? Non è urgente per chi? Per la disinformazione? Per Testa d’Asfalto?
Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? Lo psiconano è diventato ricco grazie alla pubblicità che può raccogliere in modo esclusivo grazie alle concessioni statali.
Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. Servi ben pagati.
La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. I politici l’hanno prima occupata e poi infestata con la loro presenza. Non ne possiamo più del loro vuoto, della loro incompetenza. Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.
Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla stazione di Bologna, sulle bombe di Brescia, su Aldo Moro. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di 1630 miliardi di euro che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie.
Oggi sul palco ci sarà informazione vera. Persone vere che parleranno di realtà nascoste dai media. Ci sono due piazze in festa a Torino. Piazza Castello e Piazza San Carlo. Tutti e due useremo i nostri amplificatori per una liberazione: una passata e una futura. Mi sembra di essere in un racconto di Giovannino Guareschi, ma non so più chi sono, se Don Peppone o Don Camillo.
Informazione libera in libero Stato. Coraggio!
A forza di mandar giù m***a, era inevitabile che prima o poi avrei dovuto far ricorso a un rotolo di siffatte dimensioni! ^^
Continuando sulla scia del post precedente, ecco una nuova carrellata di cose che mi sono rimaste sullo stomaco...
Elezioni politiche: tramonto della Sinistra e avvento della Lega
Che la Sinistra abbia fatto i suoi errori, e che continui a farli da anni, non ci piove. Ma che nella nuova conformazione di governo si sia trovata completamente tagliata fuori, questo mi stupisce e inquieta non poco. Anche perchè, come si è potuto vedere dai dati, la Lega Nord ha stravinto, in tutta Italia, diventando indispensabile per la stabilità del governo Berlusconi...
Che l'aprire le porte indiscriminatamente a tutti gli extracomunitari sia un errore lo dico anch'io, così come anch'io sono convinto che prima di attuare politiche speciali per gli omosessuali sia necessario attuarne per le famiglie eterosessuali, senza distinzioni tra l'una e l'altra realtà... così come anch'io proclamo: "Roma ladrona!"...
...ma questi signori dalle camicie verdi hanno già dato prova di sè, in passato. Hanno ingiuriato la bandiera, dicendo che col tricolore si sarebbero puliti il culo... e hanno incendiato campi nomadi e malmenato "checche"! Questa è la loro risposta ai problemi circa immigrazione, fiscalità e "gusto sessuale"! Barbari e peggio ancora, che non sto a dire per decenza...
Il 9% degli Italiani ha votato queste bestie, ha abbracciato l'ideale del "fucile"... e gli opinionisti mi vengono a dire che il voto alla Lega non è stato un voto di protesta! V********o!
Il Papa e Bush (Il Re ed io?)
Il Santo Padre (?), in visita negli USA nei giorni in cui si proclamava la costituzionalità dell'iniezione letale, ha elogiato il modello statunitense... Al che, mi chiedo: quale modello? Quello delle bombe "di pace" su Paesi in cui la presenza cattolica è piuttosto nutrita? O quello delle "non bombe" su Paesi in cui non solo non ci sono cattolici, ma dove il terreno diplomatico (ed economico) internazionale interessa più parti?
E' stato toccato anche lo scandalo dei preti pedofoli. E il Papa ha finalmente ammesso che la condotta riguardo lo scandalo (quella di "trasferire" i pastori da una comunità all'altra, all'insorgere degli schifosi appetiti sessuali su minori) fu vergognosa e che non si ripeterà più... Giurin giuretta, mano sul cuore? Ne dubito...
Ancora politica, ancora Chiesa
Gentilini, prosindaco di Treviso (ve lo ricordate? Ma sì, quello della "pulizia etnica dei culattoni"!), ha affermato che «questa amministrazione va verso il ventennio leghista, e voi capite che il ventennio mi ricorda il passato, la maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere e obbediva alle leggi»! In poche righe si sono esaltati il Fascismo e la lotta contro i "froci" come se fosse auspicabile il loro ritorno... Non che questo COGLIONE (lo dico grassettato e senza asterischi, perché se lo merita!) rappresenti il pensiero generale di TUTTI i leghisti, ma della maggioranza sì...!
E la Chiesa (non ufficialmente - per carità! -, ma comunque per mezzo dei suoi "don" sparsi per la penisola) si è dimostrata entusiasta della vittoria del "Partito della Libertà". Ovviamente, diremmo, se non che i poteri temporali e spirituali dovrebbero essere divisi, in una democrazia. E invece, come ormai i custodi della nostra anima ci hanno abituato, questa "standing ovation" prelude un rafforzarsi dell'ingerenza ecclesiale nella nostra politica. Perché ora, con Berlusca e Bossi al governo, le tematiche circa omosessuali, aborto, diritto alla vita (cioè tutte quelle tematiche che, davvero, riguarderebbero la LIBERTA' degli individui) verranno affrontate col pugno di ferro...
...con la somma gioia di gentaglia come Casini, Ferrara e quant'altri ancora non si siano accorti che il MedioEvo è finito...
(tiro lo sciacquone)
Titolo di post pretenzioso quanto impossibile da mantenere, nei fatti, per ragioni di spazio. Mi limiterò, quindi, a fare un breve excursus circa gli avvenimenti più eclatanti (e schifosi)...
Elezioni politiche
La faccenda più pressante. Una Sinistra che non solo, durante il suo ultimo mandato, non è stata all'altezza del proprio compito per via di una "non maggioranza" al suo interno, ma che ha dato di sè un'immagine, nei fatti, molto simile alla Destra che fino a qualche tempo prima aveva osteggiato apertamente. Segno di una politica italiana che ha fallito su tutta la linea, a prescindere dallo schieramento. E segno di elezioni politiche democratiche che di democratico non hanno un bel niente... Democratico sarebbe eleggere direttamente i nostri rappresentanti, senza "scambi" di voti per ottenere una maggioranza di partito; democratico sarebbe avere una reale distinzione tra i vari schieramenti (distinzione ostentata in campagna elettorale e poi disattesa al governo); democratico sarebbe cacciare gentaglia come Bossi, che ancora parla di "fucili" e il cui partito anticostituzionale, in caso di salita al governo della Destra, occuperebbe una poltrona-chiave in un ministero.
A queste elezioni andrò a votare, non farò l'assenteista. Poi, nel seggio, con tutta probabilità disegnerò uno scarabocchio sulla scheda elettorale, ma agli scrutatori dirò di mettere ai verbali che NON MI SENTO MINIMAMENTE RAPPRESENTATO DA NESSUN PARTITO PRESENTE NELLE LISTE. Invito tutti voi a fare lo stesso...
Questione rifiuti
Un problema che non è solo quello (non più ignorabile) di Napoli, ma che interessa l'intera penisola. L'Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea per non aver risposto a un decreto del 2003, secondo il quale il "bel Paese" avrebbe dovuto applicare in maniera corretta la normativa del 1999 circa lo smaltimento dei rifiuti. Il ministro dell'Ambiente dichiara che l'Italia potrebbe anche non pagare la sanzione grazie al decreto "salva sanzioni" del 1° aprile, con il quale il Consiglio dei ministri ha adeguato sostanzialmente la normativa nazionale alla direttiva europea. E intanto continuiamo ad avere la m***a fin sopra la testa!
Ancora politica (scusatemi!), ma anche questioni sociali
Giuliano Ferrara, messaggero del Papa. Questa presa di posizione circa l'aborto si pone sulla falsa riga delle "convinzioni" di convenienza di Casini (a qualcuno viene in mente il Family Day? Non preoccupatevi, è normale!). E assistiamo, allora, a politici la cui vocazione, forse, era un'altra. Assistiamo a un decadimento morale della classe dirigente il cui scopo, sembra appurato, è quello di riportarci in un Medio Evo in cui la donna non può disporre del proprio corpo... o, molto più in vicinanza territoriale e temporale, quello di "allinearci" al pensiero dei Paesi islamici. Quando si parla di democrazie moderne...!
E, per restare in tema, dando una scorsa ai candidati premier di queste elezioni... oltre agli improponibili (e già citati) Ferrara e Casini, abbiamo anche Roberto Fiore, leader di Forza Nuova! Un partito che, al di là della democraticità, NON DOVREBBE ESISTERE!
Tibet, nocciolo centrale del post (e chiusura, perché ho già il voltastomaco!)
Una situazione internazionale da far accapponare la pelle! Pechino che seda le rivolte nel sangue e, come suo solito, "oscura" i siti Internet, falsa i dati sugli scontri, espelle i cronisti occidentali... di fatto si barrica dietro una cortina di fumo. E il mondo intero (non solo la Comunità europea) non muove un dito. Il Papa (comincio a non sopportare di doverlo scrivere con la maiuscola!) prima fa lo gnorri e non menziona i fatti; poi, costretto da un'opinione pubblica indignata, si giustifica apponendo il fatto che in Tibet non sono presenti nunzi apostolici o comunità cattoliche che possano riportargli le notizie di prima mano, di fatto dicendo che "se non ci sono i nostri, laggiù, noi non abbiamo interesse a muoverci"...!!!
I politici del mondo (e l'Onu) invitano al dialogo, invece di mandare qualche "contingente di pace", come fatto analogamente in altre parti del pianeta con situazioni interne simili. Con la differenza che la "questione tibetana", se abbracciata politicamente, comporterebbe un'inimicarsi la Cina, partner commerciale di tutti...
...e nei salotti, nelle tv, nelle dichiarazioni alla stampa, la questione non è "Che cosa facciamo attivamente per aiutare i Tibetani?"... la questione è "Boicottiamo i Giochi olimpici o no?"!!!
Ma siamo diventati cretini tutto d'un colpo?! Come se il problema fossero i Giochi e non la repressione armata, non i morti, non l'indignazione etica alla vista di una potenza mondiale che schiaccia una popolazione soggiogata!
L'indignazione, su più fronti, è grande. Un'indignazione frutto non solo delle falsità, delle ingiustizie e dell'incontrollato aumento di potere degli organi di governo, ma soprattutto frutto di chi accetta passivamente tutto questo, prendendolo per "normale". Il mondo può essere migliorato, ma c'è bisogno dell'impegno di tutti. Finché sarà il singolo a prendere una posizione, quel singolo sarà sempre isolato... e i mulini a vento continueranno a far girare le loro pale.
La muta accettazione di un sistema di valori basato sull'opportunismo e sulla presa di posizione di facciata equivale ad un coinvolgimento attivo nel degrado della società... ed io, personalmente, non ho nessuna intenzione di sporcarmi le mani con questa sozzura! Se opporsi strenuamente alle storture del mondo in cui vivo equivale a restare isolato, così sia... Se non altro potrò continuare a reputarmi un uomo e non un'ombra...
Sì, lo so... Ormai l'ho già fatta altre volte, questa tiritera! Promettervi di tornare ad "allietarvi" con le mie indignazioni, combattere al vostro fianco contro i mulini a vento della contemporaneità... e poi abbandonarvi per lunghi periodi di tempo...
...ma questa volta è diverso!
Questa volta manterrò le promesse. E' da un po' di tempo che la mia mente, ormai oberata di impegni (scolastici e... "d'amor vissuto"), indugia con insistenza su questo blog... Un blog nato per dare sfogo ad una voce che inizialmente credevo solo mia, e che poi ho scoperto essere quella di molte altre persone...
Ho sinceramente voglia di tornare a scrivere qui sopra... Di tornare a vivere con voi la battaglia estenuante contro "quelli là" (è necessario specificare di chi sto parlando?)...
Quindi...
preparatevi, perchè
IL VITT IS COMING BACK!
(questa volta per davvero!)
P.S.: mi rendo conto di quanto questo post assomigli ad una delle tante promesse elettorali alle quali ci stanno abituando [nauseando?] di questi tempi... e non è un caso che io abbia adottato questo stile.
Oggi pomeriggio, mentre tornavo a casa su corso Mediterraneo a Torino, ho visto uno di questi "incredibili" (nel senso che non ci voglio credere) camper del Popolo delle Libertà; stampigliato sulle fiancate, a caratteri cubitali, si proclamava: MENO MALE CHE C'E' SILVIO!!!!
Ora, non vorrei diventare megalomane... ma penso che voi Amici di don Chisciotte possiate andare molto più sul sicuro ascoltando le mie, di promesse... ^^
Le scuse sono obbligatorie. Il mio ultimo post risale a due mesi fa, poi il silenzio ha avvolto questo spazio web. Alcuni tra voi, Amici di don Chisciotte, si sono persino preoccupati per la mia salute, quindi...
GRAZIE... e scusate per la prolungata assenza!
Pare che questa nuova esperienza universitaria stia assorbendo la maggior parte del mio tempo. Ho fatto male i miei conti e credevo di poter gestire questa pagina come avevo fatto fino a prima... ma mi sbagliavo. Gli innumerevoli impegni scolastici, unitamente al cambio di stile di vita, mi hanno allontanato dalla sfera Internet... per non parlare dell'Adsl, che ha tardato oltre il dovuto ad arrivare nel mio paesello sperduto tra i monti lasciandomi con il c... sedere scoperto!
E poi, l'amore... Nessun don Chisciotte può imbastire la sua personale lotta contro i mulini a vento senza una principessa che ispiri le sue gesta. E così, signore e signori, vi annuncio che il vostro beneamato anfitrione è finalmente riuscito a trovare una compagna in grado di sopportarlo (e, vi assicuro, non è cosa da poco!)...
Superati i preamboli necessari (con la speranza di avere più tempo - e disponibilità tecnica - per curare questo sito)... MA COSA MI COMBINATE?!
Insomma... mi assento per due mesi e mi accusate il povero Mastella con tutta la tribù? Me lo fate uscire dal governo... mi fate cadere il governo stesso?! Non vi posso lasciar soli un attimo!
Vorrà dire che, prossimamente, dedicherò un po' di spazio per la recensione di questo nuovo spettacolo teatrale...
Per intanto, in alto gli scudi! Stanno cadendo le prime roccaforti dell'insensato vivere moderno... ma sono ancora poche...
Il gestore di telefonia 3, coadiuvato dalla vulcanica Luciana Litizzetto, lancia il nuovo SkypePhone, il primo telefono cellulare a supportare Skype.
«Era ora!», direte voi (e l'ho detto anch'io, al momento di vedere il relativo spot televisivo)... Che una tecnologia come quella di Skype restasse limitata (almeno, in Italia) all'ambito del Personal Computer sarebbe stato scandaloso...
L'offerta di 3 si sviluppa in questo modo:
- acquistando lo SkypePhone in comodato d'uso via Internet si spendono 19 € e si è vincolati ad effettuare almeno una ricarica di 10 € al mese per 30 mesi; acquistandolo in un negozio, si spendono 99 € e, per tutta la durata dell'offerta (cioè per tutto il 2008), si è tenuti ad effettuare una ricarica minima al mese (5 € tramite il sito Intenet, 10 € dai negozianti); acquistandolo via Internet senza costi iniziali, si è vincolati per 23 mesi a un canone d'abbonamento (29 € o 49 € al mese a seconda del contratto che si sceglie di stipulare);
- i gestori 3 assicurano 10 ore di chiamate giornaliere gratuite (oltre le quali scatta una tariffa di 15 centesimi al minuto, la quale non coinvolge però le chiamate ricevute, che restano gratis) e 600 sms.
I "punti oscuri" relativi allo SkypePhone, però, ci sono... e ancora non sono stati chiariti. Come si può leggere sull'interessantissimo blog www.silenzi.com (ringrazio l'Amico Macca per avermi fornito l'imbeccata), 3 non ha ancora dato delucidazioni circa il "dopo-promozione": se un utente acquista uno SkypePhone oggi, disporrà di uno dei tre piani tariffari elencati poc'anzi fino al termine della promozione... e dopo? L'assenza di notizie o comunicati ufficiali in merito gettano un'ombra sull'intera faccenda... Siamo ormai troppo abituati alle compagnie telefoniche truffaldine per lanciarci in facili entusiasmi... e in questo caso il rischio di cadere nella "trappola" è ancora più alto, essendoci di mezzo il miraggio Skype.
Spero che questo SkypePhone non sia l'ennesima bufala atta a infinocchiare i consumatori. 3 ha per le mani un prodotto unico, che potrebbe davvero rivoluzionare il mondo delle telecomunicazioni... con un minimo di lungimiranza commerciale, sarebbe davvero stupido cercare di approfittarsene, rovinandosi da soli un bacino d'utenza vastissimo. Staremo a vedere...
"Giovane è colui che non sa ancora di esser stato cretino"
- anonimo -
Ci risiamo. E ormai il dubbio che la scuola italiana sia diventata espressione di una società (soprattutto giovanile) avviata inesorabilmente verso il tracollo è un dubbio sempre più forte. Che l'ambiente scolastico sia sempre stato terreno fertile per bullismi ed emarginazioni, lo sapevo (non sono un ingenuo, l'ho vissuto anch'io!)... ma ora stiamo esagerando. Questo è il mio terzo post sull'argomento, il secondo nel quale parlo di un ragazzino che, "messo all'indice" dai compagni, si è tolto la vita. E poco importa se questa volta aveva quattordici anni e ha scelto di impiccarsi a un albero vicino casa... i dettagli sono sempre diversi, così come le persone, ma il risultato è invariabilmente lo stesso: una giovane vita stroncata prima ancora di poter iniziare a vivere davvero, sopraffatta da un mondo (a quell'età, le superiori costituiscono tutto il mondo che c'è da conoscere) che, per una ragione o per l'altra, non l'ha accettata.
Il fatto di essere un assiduo lettore gli è valso l'epiteto di "secchione", il gradino più infimo nella scala gerarchica della scuola, e gli ha precluso l'elezione a rappresentante di classe. Proprio quest'ultima delusione sarebbe la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E ora D. non è più presente all'appello... così come altri due ragazzini dello stesso istituto che, nell'arco degli ultimi tredici anni, si sono suicidati nell'ambito del loro rapporto conflittuale con la scuola.
Come sempre, fattacci di cronaca come questi mi lasciano di stucco. Il bullismo è un argomento che mi fa inc*****e come pochi e ne ho già parlato diffusamente su queste pagine... ma ora mi sorge spontanea un'altra, scomoda domanda: «Non sarà forse il caso di educare meglio anche le potenziali "vittime", oltre ai carnefici?».
Mi spiego meglio. E' indubbio che serva (e in fretta!) una politica educativa volta al raggiungimento della tolleranza (termine che odio, perché presuppone "concessioni a esistere" che dovrebbero essere, invece, naturali), ma è anche vero che la società odierna ci propina una spettacolarizzazione degli eventi che, nella realtà, non dovrebbe esistere. E così si arriva all'esasperazione (indotta) di sentimenti che, in situazioni non mediate, non porterebbero al suicidio. Con questo non voglio sminuire le sofferenze esistenziali di chi, come D., si è tolto la vita, ma puntare il dito contro un apparato mediatico che, indirettamente, "pompa" le sofferenze di questi giovani, facendole loro vivere come insopportabili. Da qui, il suicidio, spettacolarizzazione suprema del male di vivere...
Dobbiamo, sopra ogni altra cosa, insegnare ai nostri figli il valore della "lotta per la sopravvivenza"... non intesa nel senso pedestre del termine, ma in quello più ampio, che rappresenta la vita stessa. Dobbiamo insegnare ai nostri figli che la vita è una cosa meravigliosa, ma che non sarà mai un giardino dell'Eden e che saranno quindi costretti a combattere. Dobbiamo innanzitutto essere presenti, creare un cuscinetto che permetta loro di non affogare in loro stessi... e insegnare loro che un atto come quello compiuto dal povero D. non è una soluzione, ma solo una fuga... che il lento cammino per diventare uomini passa attraverso queste dolorose prove del fuoco... Ma se non glielo mostriamo noi, loro non potranno vederlo da soli...
Senza la nostra guida, i giovanissimi saranno allo sbando, non diventeranno mai uomini. E non potremo far altro che piangere, a posteriori, sulle loro tombe...
Nell’arco di sei ore dall’inizio dell’inspiegabile eclissi, i superstiti erano rimasti tappati in casa a seguire l’evolversi della situazione alla televisione. L’esercito e le forze dell’ordine si davano un gran daffare, così come i vigili del fuoco e la Croce Rossa, e sembrava che l’emergenza, eclissi a parte, potesse risolversi in capo a ventiquattr’ore. Le scorribande degli sciacalli, i gruppi di vigilantes armati e i vandali che imperversavano per le città erano, a detta di un generale intervistato alla radio, «un fenomeno velocemente arginabile». Tuttavia, la gente preferiva non uscire di casa e questo sentimento era comunque condiviso dalla maggior parte delle amministrazioni politiche mondiali. Un portavoce del governo apparve a reti unificate intorno alle 17:40, proclamando: «Consigliamo vivamente alla popolazione di restare in casa e di non mettersi in viaggio, per nessun motivo. Lo stato d’emergenza è da intendersi fino ad altra comunicazione e il coprifuoco, esteso a livello nazionale, sarà osservato alla lettera dalle forze di polizia e dall’esercito». Questo prima che un secondo aggiornamento televisivo trasmettesse le immagini di una base militare data alle fiamme, identificata poi nella “località segreta” dove le massime cariche dello Stato si erano rifugiate dall’inizio dell’eclissi. Il reporter, un giovanotto sui ventisei anni agitato come pochi, riferì che i soldati avevano rinvenuto i corpi di trentasei persone. Tutti morti tranne il leader di un partito che alle elezioni dell’anno prima aveva ottenuto lo 0,4% delle preferenze. E tanti saluti alla classe dirigente.
I collegamenti con l’estero si fecero sempre più radi a partire dalle 18:15, ma ogni bollettino era più rassicurante e lasciava presagire miglioramenti a breve termine.
Un suicidio di massa era avvenuto in un appartamento alla periferia di Washington e la CNN rese noto che tra i partecipanti (quasi duecento) c’erano anche il direttore dell’FBI, alcuni senatori e un candidato alle presidenziali.
Nel deserto del Nevada qualcuno aveva pasticciato con qualche pulsante all’interno di una base missilistica, attivando un lancio non previsto che aveva spazzato via un’anonima cittadina del Minnesota. Il presidente degli Stati Uniti, in un discorso alla nazione, si disse risollevato del fatto che la bomba in questione non fosse una testata atomica, sorvolando sul fatto che due ore prima un fatto analogo era accaduto in una base nucleare segreta dell’Alaska e che il razzo lanciato per errore era finito miracolosamente nel mare di Bering, sfiorando una catastrofe di proporzioni ciclopiche.
Nonostante ciò, l’esercito e la Guardia Nazionale, in un’operazione congiunta e su scala federale, stava rimettendo le cose a posto e lo stato di pericolo era sceso al livello arancione. Il Presidente già parlava di inviare un contingente armato in Europa per prestare soccorso agli alleati mentre negli USA ancora vigeva la legge marziale.
Nel Vecchio Continente, intanto, la situazione appariva ancora drammatica, ma in via di miglioramento. Anche qui le forze dispiegate erano state ingenti e iniziavano a dare i loro frutti. I Caschi Blu dell’ONU, chiamati a supporto nelle capitali, contribuirono in maniera decisiva alle operazioni di contenimento dell’emergenza.
Non pervennero, invece, notizie dall’Africa, dall’Asia e dalla Russia, né fu possibile stabilire con esse un collegamento satellitare. Si ipotizzarono decine di teorie su questo misterioso oscuramento mediatico, ognuna plausibile e verosimile, ma nessuno, allo stato attuale delle cose, parve sinceramente preoccuparsene più di tanto…
Alle 19:05 di quel 22 agosto, quando ormai il mondo iniziava a tirare un cauto sospiro di sollievo, tutte le stazioni televisive del globo smisero di trasmettere. Non avvenne in modo graduale, né seguendo uno schema particolare: laddove prima i bollettini dei telegiornali si accavallavano tra loro in un susseguirsi spesso caotico, da un istante all’altro le immagini si spensero e tacquero per sempre. I tubi catodici di un intero pianeta, come ad un preciso comando, smisero di funzionare all’unisono, isolando il genere umano.
Chi possedeva una radio tentò di sintonizzarsi su una stazione qualsiasi, invano. Anche qui, il segnale era semplicemente scomparso, senza lasciare dietro di sé nemmeno un rassicurante fruscio statico. Sembrava, di fatto, di ascoltare il non-suono che si potrebbe udire all’interno di una bara.
Ma l’oscuramento delle comunicazioni non si limitò a televisori e radioline da passeggio: ne furono preda anche i telefoni e le radio di servizio delle forze dell’ordine, così come i walkie-talkie militari e Internet. In un battibaleno, l’umanità ripiombò nel medioevo. E lo spettro dell’Apocalisse, che aveva proteso le sue dita ossute sull’uomo dei secoli bui, soffiò nuovamente sulla nuca del mondo civilizzato, come ridacchiando.
Quello spettro era un uomo all’apparenza normale e alle 19:15 stava prelevando un pacchetto di sigarette da un distributore automatico. Il macchinario era stato sventrato dai teppisti qualche ora prima ma non era stato razziato completamente, cosicché l’uomo in doppiopetto poté servirsi della marca che preferiva in tutta tranquillità. Dopo essersi acceso la prima cicca, riprese a camminare verso il centro, canticchiando tra sé un motivetto infantile. I tacchi dei suoi stivaletti da motociclista, così fuori luogo nell’insieme del suo abbigliamento elegante, fungevano da funebre partitura ritmica alla sua cantilena.
Non aveva nome, poiché non aveva nemmeno un volto. La sua natura, ben al di là dell’umano raziocinio, era da sempre sfuggita alle etichette dei mortali, tanto da risultare in larga parte incomprensibile persino a sé stesso. Non che se ne preoccupasse. A differenza di coloro che andava a sterminare, sapeva di essere investito di un ruolo ben preciso e non cercava disperatamente di dargli un senso: agiva di conseguenza, sotto i dettami del suo profondo io. Era liberatorio, se non piacevole. E, in effetti, chi mai aveva detto che la liberazione dal peso di sé stessi potesse essere piacevole? O che fosse, in un modo o nell’altro, classificabile all’interno di una qualunque sfera emotiva?
Ridacchiò in silenzio, sbuffando l’ultima boccata di fumo azzurrognolo dalle narici. Non aveva denti, cosicché la sua bocca sembrava l’antro profondo di un drago (o la muta e approssimata cavità che hanno certi pupazzi di pezza), e in quell’oscurità avvolgente si agitava una lingua bluastra e gonfia, simile a quella di un cadavere morto per annegamento. Aveva considerato, nell’incessante susseguirsi di pensieri allucinanti, quanto si sarebbe divertito di lì a qualche minuto, quando avrebbe tolto all’umanità l’ultima parvenza di speranza. Homo homini lupus, pensò, e di nuovo tornò a ridere senza emettere alcun suono.
I suoi occhi, sull’estinguersi di quel divertimento malato, guizzarono al fondo della strada, dove il fuoco di una stazione di servizio esplosa accidentalmente, o data alle fiamme di proposito, si andava lentamente spegnendo. Ka-boom!, enfatizzò nella sua mente. Ma ormai non ridacchiava più. La bocca, misericordiosamente richiusa, era ora atteggiata in una smorfia di cupo cinismo. Il corso dei suoi pensieri, come sempre avveniva in quei casi, stava iniziando a focalizzarsi lentamente sulla prossima mossa. Ma non ancora, considerò.
Diede un’occhiata di sghimbescio al Rolex che portava al polso e annuì. Le lancette ancora non segnavano le 60:117², ma mancava poco. E chissà, forse avrebbe ancora avuto tempo di farsi una bevuta al pub davanti alla stazione di servizio prima che l’ultimo atto di quella prima parte del piano avesse inizio. Detestava l’idea di avviare le danze senza aver buttato giù un bicchierino.
Di nuovo ridacchiando con quella sua bocca oscena, il cacciatore di ombre pescò un’altra sigaretta e la accese nel buio innaturale che aveva coperto il mondo come un sudario di tenebra.
(continua...)
"Se qualcosa può andar male, lo farà"
- Arthur Bloch (legge di Murphy) -
Titolo: Dead Man
Regia: Jim Jarmusch
Anno: 1995
Durata: 115 min
Genere: western
Soggetto & sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Robby Muller
Colonna sonora: Neil Young
Un western anomalo, intimo e criptico come una salmodia indiana o il viaggio più importante per un essere umano: quello verso la morte. Johnny Depp e il resto del cast (Gary Farmer in cima a tutti) danno vita in maniera esemplare all'ultimo pellegrinaggio dell'esistenza terrena... a volte con un'ironia scherzosa, altre con un'intensità propria della ricerca spirituale più seria. E Neil Young, al di sopra delle scene, tesse una delle sue opere più toccanti, animando con gusto retrò una sarabanda di ambientazioni di frontiera pennellate soffusamente in toni di bianco e nero...
Fine Ottocento. Il giovane William Blake (Johnny Depp) viaggia in treno verso la cittadina di Machine, in Arizona, per essere assunto in un ufficio di contabilità. Indicativo come, già nelle prime scene, si intuisca quale sarà il filo conduttore dell'intero film: a Machine, infatti, sembra che il mercato più fiorente sia la costruzione di bare!
Scacciato in malo modo dal boss del paese John Dickinson (John Hurt) e ormai squattrinato, Will si concede una (piccola) bevuta al saloon. Qui incontra una prostituta, che lo invita a dormire da lei. Ma l'amante di lei, per mera sfortuna il figlio del succitato boss di Machine, li scopre e spara a entrambi. Will, ferito gravemente al petto, non riesce a salvare la donna, ma piazza una pallottola mortale alla gola dell'assalitore. Dolorante e in fin di vita, il nostro eroe ruba un cavallo e abbandona la città di frontiera, addentrandosi in territorio sconosciuto.
L'incontro con Nessuno (Gary Farmer), un indiano esiliato dalla propria tribù dopo la deportazione in Europa da parte dell'uomo bianco, segna una svolta nel film. Questi considera William Blake come l'incarnazione dell'omonimo poeta inglese ed è deciso a ricondurlo al Grande Spirito [Wakan Tanka - n.d.V.].
Mentre i due intraprendono il loro viaggio, il boss di Machine pone una taglia su William Blake e sguinzaglia tre bounty killer sulle sue tracce. Ma presto la taglia diventa sempre più sostanziosa e gli inseguitori si fanno sempre più numerosi, annoverando anche alcuni tutori dell'ordine. Il lungo inseguimento mina i rapporti tra i tre cacciatori di taglie, che alla fine si riducono ad uno solo, Cole (del quale si racconta che abbia ucciso, stuprato e mangiato i propri genitori... in quest'ordine!).
William Blake e Nessuno diventano amici. L'indiano medica il viso pallido come meglio può e lo inizia alla saggezza indiana, cercando di "spogliarlo" di ogni cosa. E' così che William, da impacciato contabile di Cleveland, Ohio, inizia a "trasformarsi" in un uomo tutto d'un pezzo, a tratti assassino, a tratti sovrapponendo la propria identità con quella del suo illustre omonimo.
Ed è in prossimità della meta, un villaggio di indiani fabbricatori di canoe resistenti al viaggio nell'oltretomba, quando ormai William ha lasciato dietro di sè una lunga scia di cadaveri, che ci assale il dubbio: la ferita al petto del protagonista era mortale? Sicuramente sì, ci diciamo, dal momento che era proprio sul cuore. E allora a che "viaggio" stiamo assistendo? William Blake è già morto? Stiamo assistendo al viaggio della sua anima?
Ottenuta l'"ultima canoa", in riva a un grande fiume, Nessuno vi adagia l'amico e lo orna con tutto ciò che gli potrà servire nella lunga traversata. Tra gli oggetti trova anche posto un pacchetto di tabacco (tabacco che è stato, per tutto il film, un tormentone... chiesto in continuazione a William e mai ottenuto, perché non fumava). A questo punto, ne siamo certi: William Blake è davvero morto. Per tutto il film abbiamo viaggiato in compagnia di un dead man...
La canoa di William è già al largo. A riva, vediamo Nessuno che saluta l'anima dell'amico/poeta... e l'ombra del cacciatore di taglie, Cole, da tutti dimenticato. Lo scontro a fuoco che ne segue vede morire entrambi i personaggi, che in questa scena assumono un valore molto più "alto": se è vero che l'intera vicenda altro non era se non un viaggio spirituale, allora è anche vero che gli stessi personaggi di Nessuno e Cole sono da intendersi come metafore e non come meri personaggi... Per quanto mi riguarda, Nessuno rappresenta la Luce, la Forza che attira l'anima verso il Grande Spirito; mentre Cole è la rappresentazione della materialità, dell'io cosciente sempre teso a trattenere i beni terreni e a dimenticarsi della sfera più mistica. Seguendo questa interpretazione, a questo punto le due forze in gioco cessano il loro scopo e si uccidono a vicenda.
William Blake, ormai solo più un'anima libera da etichette mortali, naviga in solitudine verso la sua nuova alba, quella che, nonostante sia tratteggiata in bianco e nero, contiene in sè l'intero spettro cromatico del semplice ritorno a casa...
Titolo: Balla coi Lupi (Dances with Wolves)
Regia: Kevin Costner
Anno: 1990
Durata: 181 min (236 nel Director's Cut)
Genere: western
Soggetto & sceneggiatura: Michael Blake
Fotografia: Dean Semler
Effetti speciali: Robbie Knott
Colonna sonora: John Barry
Non il primo film che renda finalmente giustizia agli indiani d'America, da sempre dipinti dall'uomo bianco (wasicun) come selvaggi sanguinari e senza pietà, ma di certo uno dei più influenti e conosciuti. Con una fotografia da mozzare il fiato, una colonna sonora maestosa quanto intima (lo stesso papa Giovanni Paolo II la definì «una delle mie musiche preferite») e una storia nella quale non ci si può non identificare, "Balla coi Lupi" rappresenta il VERO West, quello che i bianchi usurpatori hanno sempre taciuto...
A seguito di un'azione eroica, al tenente John Dunbar (Kevin Costner), ufficiale dell'esercito nordista durante la Guerra di Secessione, viene concesso il privilegio di scegliere il distaccamento che più gli aggrada. Desideroso di vedere la frontiera, prima che questa svanisca, Dunbar raggiunge il forte abbandonato di Sedgewick e vi si insedia, ammaliato dagli stupendi paesaggi, aspettando invano l'arrivo di nuove truppe.
E' in questa natura incontaminata e in questo modo semplice di vivere che Dunbar stringe amicizia prima con un lupo (che chiama "Due Calzini" per via delle zampe anteriori bianche) e poi con una tribù Lakota (Sioux) che viene accidentalmente in contatto con lui per mezzo dell'uomo della medicina Uccello Scalciante (Graham Greene).
Col passare del tempo, Dunbar lega sempre di più con i "selvaggi", conoscendone le tradizioni e la cultura, e inizia a fare proprio il loro stile di vita. Uccello Scalciante, vedendolo ballare attorno a un fuoco, di notte, al forte, in compagnia di Due Calzini, lo ribattezza Balla coi Lupi e gli dona un teepee all'interno del perimetro dell'accampamento. Dunbar, ormai membro della tribù del capo Dieci Orsi, si innamora di Alzata con Pugno (Mary McDonnell), una donna bianca adottata dalla tribù da bambina e "interprete" fra lui e gli indiani, e la sposa.
Ma Dunbar sa che tutta questa felicità sarà di breve durata. I bianchi presto invaderanno le terre dei Lakota ed è necessario che Dieci Orsi sposti la tribù più all'interno. Ricordandosi del diario che ha lasciato al forte (e che permetterebbe ai soldati di localizzare la tribù), Dunbar torna all'avamposto e viene catturato dai "suoi simili". Considerato un traditore, viene messo ai ferri e condannato all'impiccagione.
I Lakota (capeggiati da Vento nei Capelli, il migliore amico di John) attaccano la carovana che trasporta Dunbar al forte vicino e liberano Balla coi Lupi, facendo strage dei wasicun.
Di nuovo in compagnia della sua gente e di Alzata con Pugno, Dunbar sa che l'uomo bianco non darà tregua al popolo rosso